Un sondaggio d'opinione completo delle Nazioni Unite sul clima, il più grande del suo genere, rivela un notevole sostegno alla transizione verso l'energia pulita nei principali paesi produttori di combustibili fossili.
Condotto in 77 paesi che rappresentano quasi il 90% della popolazione mondiale, il sondaggio ha rilevato che una significativa maggioranza di cittadini di queste nazioni è preoccupata per l'impatto del riscaldamento globale sulle proprie vite ed è favorevole a un rapido passaggio all'energia verde.
Il sondaggio indica che l'80% degli intervistati in Cina e il 76% in India, entrambi importanti produttori di carbone, sostengono una rapida transizione verde. Negli Stati Uniti, il principale produttore mondiale di petrolio e gas, il 54% ha espresso lo stesso parere, mentre in Arabia Saudita le percentuali sono del 75% e in Australia del 69%.
Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) ha commissionato il sondaggio per informare i leader politici sull'opinione pubblica globale in merito all'azione per il clima. Achim Steiner, direttore dell'UNDP, ha sottolineato che il consenso pubblico a livello mondiale spinge per sforzi più rapidi e coordinati per combattere il cambiamento climatico.
Oltre alla transizione energetica, il sondaggio ha rilevato che l'86% delle persone nei paesi intervistati desidera che i propri Paesi mettano da parte le differenze geopolitiche a favore di un'azione collettiva per il clima. Ha inoltre evidenziato che il 56% degli intervistati riflette regolarmente sul cambiamento climatico, influenzando le principali decisioni della propria vita.
I risultati sono stati pubblicati in vista della COP29, il vertice annuale internazionale sul clima organizzato dalle Nazioni Unite, in cui si prevede che le discussioni si concentreranno principalmente sui finanziamenti per il clima e sulla richiesta ai paesi più ricchi di fornire maggiore sostegno alle nazioni più povere.
Il settore eolico offshore del Regno Unito, notevolmente rafforzato da una politica del 2014, rappresenta una delle principali eredità del governo conservatore. Il settore contribuisce ora a circa un quarto del fabbisogno elettrico nazionale, con una riduzione delle emissioni di carbonio. Il successo è attribuito al meccanismo dei "contratti per differenza", una politica che stabilizza il mercato garantendo un prezzo fisso per le unità di energia elettrica, incoraggiando così gli investimenti a lungo termine nelle energie rinnovabili.
Questa iniziativa ha portato a una drastica riduzione dei costi e a investimenti sostanziali, in particolare nell'estuario dell'Humber, trasformando l'area in un polo per posti di lavoro e produzioni a basse emissioni di carbonio, come lo stabilimento Siemens Gamesa di Hull. Nonostante questo successo, le amministrazioni successive hanno mostrato un sostegno eterogeneo, oscillando tra politiche a favore delle energie rinnovabili e dei combustibili fossili, influenzando la fiducia del pubblico e le strategie di investimento.
Gli istituti finanziari si trovano ad affrontare una difficile dicotomia tra la ricerca di profitti immediati dai combustibili fossili e l'investimento in soluzioni energetiche pulite a lungo termine. Nonostante le crescenti prove dei rischi economici posti dal cambiamento climatico, inclusi i costi sociali delle emissioni di carbonio superiori alle aspettative, molte banche e gestori patrimoniali rimangono reticenti a impegnarsi pienamente per il raggiungimento degli obiettivi climatici. Questa esitazione è in parte dovuta alle preoccupazioni per la performance finanziaria a breve termine, al clima politico e alle incertezze normative.
I modelli economici suggeriscono che, sebbene la decarbonizzazione possa apportare sostanziali benefici a lungo termine, l'incoerenza delle politiche globali e degli incentivi di mercato complica la transizione. Le istituzioni finanziarie sono inoltre diffidenti nei confronti delle implicazioni degli impatti climatici fisici, come l'intensificarsi di uragani e ondate di calore, sui loro investimenti, ma hanno difficoltà a disporre di dati inadeguati per valutare appieno questi rischi.
Pertanto, sebbene gli investimenti in energia pulita siano riconosciuti come vitali per la stabilità futura, il percorso da seguire resta irto di ostacoli economici e politici a breve termine, il che sottolinea la necessità di un'azione più coordinata e decisa da parte dei decisori politici globali.




