L'Australia ha inaugurato quello che viene definito il primo impianto di raffinazione del carbonio al mondo, una struttura progettata per convertire le emissioni industriali di carbonio in materiali utilizzabili anziché rilasciarle nell'atmosfera. Questo sviluppo rappresenta un passo concreto nello sforzo globale per decarbonizzare l'industria pesante, un settore che, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, è responsabile di circa un quinto delle emissioni globali di gas serra.
Cosa fa realmente la raffineria di carbonio
La struttura creata da MCi Carbon si chiama “Myrtle” e si trova sull’isola di Kooragang a Newcastle. La raffineria processa l'anidride carbonica catturata da fonti industriali e la converte in prodotti di carbonio solidi, tra cui nerofumo e grafite. Questi materiali hanno mercati commerciali consolidati in settori come pneumatici, batterie e siderurgia. Pertanto, la raffineria non si limita a sequestrare il carbonio; genera un flusso di prodotti con un reale valore economico. Questa distinzione è fondamentale per la redditività commerciale della cattura del carbonio su larga scala.
I progetti tradizionali di cattura e stoccaggio del carbonio hanno faticato ad attrarre investimenti privati perché il carbonio immagazzinato non genera alcun ricavo. Questo modello cerca di cambiare questa situazione. Trattando il carbonio catturato come materia prima anziché come prodotto di scarto, il modello australiano di raffineria del carbonio introduce una logica commerciale che è mancata al puro sequestro.
Il contesto della decarbonizzazione industriale
L'industria pesante, che comprende siderurgia, cemento, prodotti chimici e alluminio, rimane uno dei settori più difficili da decarbonizzare. L'elettrificazione da sola non è sufficiente a ridurre tutte le emissioni. Molti processi industriali producono CO2 come sottoprodotto chimico diretto, non solo dalla combustione di energia. Di conseguenza, le tecnologie di cattura e utilizzo del carbonio stanno ricevendo sempre maggiore attenzione da parte di governi e investitori alla ricerca di soluzioni alternative alla semplice sostituzione con energie rinnovabili.
L'Australia è ben posizionata per perseguire questo approccio. Il paese ospita importanti infrastrutture industriali, tra cui fonderie di alluminio e impianti di gas naturale liquefatto, che generano tutti grandi volumi di emissioni di processo. Inoltre, l'Australia si è impegnata, nell'ambito del suo Contributo Nazionale Determinante aggiornato, a ridurre le emissioni del 43% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030. La decarbonizzazione industriale è quindi fondamentale per raggiungere tale obiettivo, non un aspetto secondario.
L'AIE ha identificato la cattura, l'utilizzo e lo stoccaggio del carbonio come elementi essenziali per raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, secondo il suo scenario "Net Zero Emissions". Tuttavia, la loro implementazione è rimasta indietro rispetto alle previsioni per anni. Nuovi modelli commerciali, come quello rappresentato da questa raffineria, potrebbero contribuire a colmare tale divario.
Segnali di investimento e di politica
L'apertura dell'impianto giunge in un momento in cui i governi di tutto il mondo stanno inasprendo le normative sulle emissioni industriali. Il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell'Unione Europea, entrato nella sua fase transitoria nell'ottobre 2023, sta già rimodellando gli incentivi commerciali per i beni ad alta intensità di carbonio. Gli esportatori australiani che vendono sui mercati europei si trovano quindi ad affrontare una pressione crescente per dimostrare minori emissioni incorporate nei loro prodotti.
Per gli investitori, il modello di raffinazione del carbonio introduce una struttura di ricavi che i progetti convenzionali di cattura del carbonio non hanno mai avuto. Il nerofumo, ad esempio, è una materia prima ad alto volume ampiamente utilizzata nella produzione di gomma e plastica. La grafite è un minerale fondamentale per gli anodi delle batterie agli ioni di litio. Entrambi i materiali presentano profili di domanda in crescita, non in calo, con l'accelerazione della transizione energetica. Ciò rende l'economia dell'utilizzo del carbonio più attraente rispetto a quella dello stoccaggio geologico permanente.
Tuttavia, rimangono interrogativi sulla scala operativa di tali impianti. Una singola raffineria, per quanto innovativa, non costituisce di per sé un modello industriale collaudato. La replicazione in diversi contesti industriali e a volumi significativi per gli inventari nazionali delle emissioni richiederà un sostegno politico costante, una contabilità del carbonio standardizzata e un continuo afflusso di capitali privati.
Quale futuro per l'utilizzo del carbonio?
L'impianto australiano sarà probabilmente oggetto di attento esame da parte degli operatori industriali e dei responsabili politici in Giappone, Corea del Sud e negli Stati del Golfo, tutti alle prese con sfide simili nella decarbonizzazione della produzione manifatturiera ad alta intensità energetica. Nel frattempo, l'Inflation Reduction Act degli Stati Uniti ha ampliato i crediti d'imposta per la cattura e l'utilizzo del carbonio, creando un contesto di incentivi parallelo che potrebbe accelerare progetti simili in Nord America.
Se la raffineria australiana dimostrerà prestazioni operative costanti e una produzione commercialmente competitiva nei prossimi due o tre anni, potrebbe cambiare la percezione della cattura del carbonio, trasformandola da centro di costo a risorsa industriale produttiva. Tale cambiamento, qualora si verificasse, avrebbe implicazioni significative sul modo in cui produttori, assicuratori e investitori in infrastrutture valutano la redditività a lungo termine della decarbonizzazione industriale a livello globale.




