Un nuovo rapporto dell'Università di Oxford sostiene che l'elettrificazione dell'industria pesante è passata da una possibilità teorica a una necessità strategica, offrendo alle fabbriche un percorso verso minori emissioni e una minore esposizione agli shock dei prezzi dei combustibili fossili.
Migliori rapportoIl rapporto, intitolato "High Voltage", si basa su oltre 1,600 scenari climatici e dati ingegneristici per concludere che fino al 90% del fabbisogno energetico industriale potrebbe essere soddisfatto utilizzando tecnologie elettriche esistenti ed emergenti. I suoi autori sostengono che gli ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo siano ora principalmente di natura politica e finanziaria, piuttosto che tecnica.
La questione della sicurezza, non solo quella climatica.
La pubblicazione del rapporto coincide con un periodo di prolungata interruzione delle forniture energetiche. La crisi del gas in Europa nel 2022 ha dimostrato quanto bruscamente possano essere i picchi dei prezzi dei carburanti a colpire le attività industriali. Le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz hanno poi riacceso i timori di ulteriori interruzioni delle forniture. In Asia, l'impennata dei prezzi del gas naturale liquefatto nel 2022 ha costretto alla chiusura temporanea di stabilimenti in Pakistan e Bangladesh e ha fatto aumentare i costi di produzione in Giappone e Corea del Sud.
Jan Rosenow, professore di politica energetica e climatica a Oxford, ha sostenuto che l'industria ha subito due gravi interruzioni nell'approvvigionamento di combustibili fossili negli ultimi tre anni. Questo andamento, secondo il rapporto, riflette una vulnerabilità strutturale nel modo in cui l'industria pesante viene alimentata, e non una serie di incidenti isolati.
Cassandra Etter-Wenzel, ricercatrice presso l'Environmental Change Institute di Oxford, ha affermato che le simulazioni e le valutazioni ingegneristiche puntano nella stessa direzione: l'elettrificazione su larga scala è tecnicamente realizzabile.
Il rapporto presenta l'argomentazione relativa alla sicurezza come potenzialmente altrettanto convincente di quella climatica. Le fabbriche che si alimentano con energia elettrica pulita proveniente da fonti nazionali o regionali sono meno esposte ai colli di bottiglia nel trasporto marittimo, ai guasti degli oleodotti e alla volatilità dei prezzi dei combustibili importati. Per le industrie in grado di effettuare la transizione, l'elettrificazione potrebbe fungere da cuscinetto contro future crisi energetiche, oltre che da strumento per la riduzione delle emissioni.
Il progetto di pompa di calore di BASF come esempio su larga scala
I progetti concreti stanno iniziando a rispecchiare la portata descritta dall'analisi di Oxford. BASF è diventata uno degli esempi più eclatanti di elettrificazione industriale su larga scala. Il gruppo chimico tedesco sta finanziando un grande impianto di pompe di calore presso il suo stabilimento di Ludwigshafen, che descrive come uno dei più grandi progetti di questo tipo al mondo.
Il Ministero dell'Economia tedesco ha approvato il finanziamento del progetto nell'ottobre 2024. La costruzione è iniziata all'inizio del 2025. Nel febbraio 2026, BASF ha annunciato la consegna di un evaporatore a film cadente a piastre da 95 tonnellate per l'impianto.
Secondo BASF, l'impianto utilizzerà energia elettrica rinnovabile e calore di scarto per generare vapore a zero emissioni di anidride carbonica per la sua rete di produzione Verbund. L'entrata in funzione è prevista per la metà del 2027. L'azienda afferma che il progetto potrebbe produrre fino a 500,000 tonnellate di vapore all'anno e ridurre le emissioni derivanti dalla produzione di acido formico fino al 98%, equivalenti a circa 100,000 tonnellate di anidride carbonica all'anno.
I finanziamenti pubblici hanno svolto un ruolo importante nel promuovere il progetto, un punto che il rapporto di Oxford utilizza per illustrare la tesi più ampia sulla necessità di un sostegno politico.
Le lacune nelle politiche rimangono l'ostacolo principale
Oxford identifica il contesto politico come il principale ostacolo a un progresso più rapido. In molti mercati, l'elettricità rimane soggetta a tasse e imposte che la rendono più costosa del gas, anche laddove la tecnologia elettrica produrrebbe minori emissioni e una maggiore sicurezza energetica.
Le code per gli allacciamenti alla rete, le lente procedure di autorizzazione e le norme di connessione incerte continuano a ritardare progetti altrimenti pronti a partire. Si tratta di problemi amministrativi e normativi, come suggerisce il rapporto, e quindi risolvibili.
Il finanziamento rappresenta una sfida a sé stante, soprattutto per gli impianti pionieristici, il cui profilo di rischio è meno familiare agli investitori. Oxford sostiene che siano necessari strumenti di sostegno pubblico, tra cui contratti per differenza sul carbonio, sovvenzioni e prestiti agevolati, per ridurre il rischio e attrarre capitali privati. Il progetto di BASF illustra come tali strumenti possano far progredire un progetto tecnicamente fattibile verso la fase di costruzione.
Cosa suggerisce la modellazione sulla scala
La cifra del 90% relativa alla domanda di energia industriale elettrificabile è centrale nell'argomentazione di Oxford. Si basa sia sullo stato attuale delle tecnologie di riscaldamento e processo elettrico, sia sulla traiettoria delle alternative emergenti. Il rapporto non afferma che questa transizione sia imminente o automatica. Sostiene che le basi tecniche esistono e che il ritmo del progresso dipenderà dalla rapidità con cui verranno colmate le lacune a livello di politiche e finanziamenti.
Per gli investitori e i responsabili politici che monitorano la decarbonizzazione industriale, il contributo del rapporto consiste nell'integrare la questione della sicurezza energetica con quella climatica. Le due tematiche sono state spesso trattate separatamente nei dibattiti politici. L'analisi di Oxford suggerisce che convergono verso lo stesso insieme di azioni.




