Mentre entra in vigore un nuovo ciclo di tariffe in base a una direttiva dell’amministrazione Trump, un teorico economico Jeremy Rifkin offre un sorprendente antidoto: la stampa 3D.
Si prevede che il Segretario al Tesoro Scott Bessent svelerà un programma di "tariffe reciproche", rivolto ai Paesi le cui barriere commerciali gli Stati Uniti ritengono ingiuste. Ciò segna una significativa escalation in quella che Rifkin definisce la "grande guerra tariffaria geopolitica del XXI secolo". Ma, secondo lui, questa guerra potrebbe essere già superata.
Mentre i governi si scontrano su navi portacontainer e dazi doganali, una rivoluzione più silenziosa sta già aggirando completamente le rotte commerciali tradizionali. "Le PMI high-tech che utilizzano tecnologie di stampa 3D/produzione additiva possono condividere file software digitali per le loro linee di prodotto con distributori locali a un costo marginale prossimo allo zero in tutto il mondo", spiega Rifkin. "E questo cambia tutto."
Le tariffe non si applicano al codice
Al centro della tesi di Rifkin c'è un cambiamento radicale nel modo in cui i beni vengono prodotti e trasportati. Invece di spedire prodotti fisici oltreoceano, le aziende possono ora inviare file di progettazione digitale ai centri di stampa 3D locali. Questi file, a differenza dei beni che producono, non sono soggetti a dazi doganali.
"Si chiama stampa 3D/produzione additiva", afferma Rifkin. "Questa piattaforma della Terza Rivoluzione Industriale sta sovvertendo due secoli di produzione sottrattiva e, così facendo, neutralizzando l'era geopolitica".
Il potenziale economico è enorme. I costi logistici globali via mare, aria e terra hanno raggiunto i 12.8 trilioni di dollari nel 2024, pari a circa l'11.6% del PIL globale. Ridurre tali spese potrebbe non solo ridurre i costi operativi, ma anche ridurre drasticamente le emissioni. Secondo Rifkin, "snellire i porti" e ridurre le infrastrutture logistiche per il trasporto merci potrebbe eliminare fino all'11% delle emissioni di gas serra.
Lezioni dalla pandemia e realtà climatiche
La pandemia di COVID-19 ha offerto un'anteprima di ciò che è possibile realizzare. Un rapporto di Deloitte citato da Rifkin ha rilevato che le aziende che utilizzano la stampa 3D sono riuscite a "ridurre i tempi di consegna di un sorprendente 70%" rispetto a quelle che si affidano alle supply chain tradizionali.
C'è anche un aspetto legato alla resilienza climatica. Mentre eventi meteorologici estremi, come alluvioni, siccità e uragani, devastano le reti logistiche tradizionali, la produzione additiva offre un'alternativa più flessibile e radicata a livello locale.
“Un clima globale in continuo riscaldamento… sta paralizzando il traffico oceanico, aereo e terrestre in tutto il mondo e sta minando la logistica e le catene di approvvigionamento a un ritmo sempre più sostenuto”, avverte Rifkin.
Dalla globalizzazione alla “glocalizzazione”
Non si tratta solo di un cambiamento tecnologico, sostiene Rifkin; si tratta di un nuovo modello economico. Il vecchio sistema, plasmato dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale, alimentate dai combustibili fossili, si basava su giganti centralizzati e verticalmente integrati. Oggi, afferma, la spinta è data dalle piccole e medie imprese (PMI) agili e ad alta tecnologia.
"Le PMI high-tech in un'economia glocale sono molto più agili delle grandi aziende globali", scrive nella sua ultima newsletter, "e possono adattarsi più rapidamente ai cambiamenti indotti in particolare dalle perturbazioni legate al clima".
Queste PMI svolgono già un ruolo sproporzionato nell'economia globale. Nell'UE, rappresentano il 99.8% delle imprese non finanziarie e oltre la metà del PIL. Negli Stati Uniti, rappresentano il 99.9% delle imprese e contribuiscono al 45% del PIL. A livello globale, le PMI forniscono oltre la metà dell'occupazione.
E stanno crescendo rapidamente. La produzione additiva si sta espandendo in tutti i settori, dalle protesi e componenti automobilistici ai modelli architettonici e alle abitazioni di emergenza. In Arabia Saudita, il governo ha stanziato 500 miliardi di dollari per sostenere l'edilizia stampata in 3D. Dubai punta a far sì che il 25% di tutti gli edifici sia stampato in 3D entro il 2030.
Il signor Rifkin tiene il discorso principale al MIPIM. Immagine da https://foet.org/
Un nuovo modello per il commercio e le emissioni
In un esempio evidenziato da Rifkin, l'architetto italiano Mario Cucinella ha utilizzato terreni argillosi locali e la stampa 3D per creare una casa sostenibile in 200 ore, generando il minimo spreco. Invece di vendere case fisiche, Cucinella può ora concedere in licenza il suo software di progettazione a livello globale, consentendo ad altri di stampare strutture su richiesta.
Questo passaggio, dai "mercati venditore-acquirente" alle "reti fornitore-utente", potrebbe ridefinire il commercio globale. E poiché i file software non sono soggetti a dazi, sono funzionalmente "esentasse".
Le implicazioni climatiche sono altrettanto profonde. La produzione additiva riduce al minimo gli sprechi costruendo oggetti strato per strato, anziché ridurre le materie prime. Rifkin osserva che questo processo "a sprechi quasi zero" offre un'alternativa a bassa entropia alla produzione tradizionale, alimentata da energia rinnovabile.
I dazi riusciranno a recuperare terreno?
Alcuni scettici sostengono che i governi potrebbero in futuro tentare di imporre dazi sui file di stampa 3D digitale. Ma Rifkin crede che il genio sia uscito dalla bottiglia.
"Le piccole e medie imprese sono onnipresenti, il mercato c'è e non si torna indietro", afferma. "Strangolare le PMI high-tech con i dazi alla fine fallirà in un mondo più distribuito e sempre più glocalizzato".
Mentre i leader mondiali raddoppiano le politiche commerciali nazionaliste, il messaggio di Rifkin ci ricorda che la vera rivoluzione potrebbe non derivare affatto dai dazi, ma dalla diffusione silenziosa di software, stampanti locali e una generazione di imprenditori attenti al clima che stanno costruendo la terza rivoluzione industriale partendo da zero.




